
Santa Maria Capua Vetere - "I beni confiscati alla camorra e affidati alla Cooperativa Icaro venivano gestiti dagli stessi clan". E' l'accusa mossa dalla Prefettura di Napoli contro la Cooperativa sociale Icaro con sede a Santa Maria Capua Vetere. La stessa Prefettura, con nota del 12 giugno scorso, ha convinto così sia il Comune di Napoli che il Comune di San Giuseppe Vesuviano a revocare gli appalti affidati al "consorzio Icaro, presieduto da Gabriele Capitelli" come si legge nella nota.
In sostanza, il motivo della revoca dell'appalto, come evidenzia proprio la Prefettura di Napoli, è nella mancanza dei requisiti antimafia. "Si informa - scrive il Prefetto - che prescindendo da responsabilità penalmente rilevanti, secondo il GIP di Napoli, le associazioni a cui erano stati affidati i beni confiscati a Pignataro Maggiore, tra cui anche il Consorzio Icaro, presieduto da Capitelli Gabriele, si sono distinti per la totale inerzia, permettendo così al clan di camorra Lubrano - Ligato di continuare a ricavare dagli stessi delle rendite benché tali patrimoni fossero formalmente annessi al patrimonio indisponibile del Comune ed affidati alla loro gestione".
Ma non è tutto, il Prefetto intervenuto proprio nella sede del Comune di Napoli ha dato la stangata finale: "Il sindaco effettivo del Consorzio Icaro risulta di dubbia condotta morale e civile". I presupposti per tagliare i ponti con la Cooperativa ci sono stati tutti, Icaro verrà estromesso dal Registro degli organismi del terzo settore (RECO) nel quale è necessario essere iscritti per poter partecipare alle gare del sociale per quanto riguarda il Comune di Napoli. Tutto questo mentre il consorzio è contestualmente coinvolto in un'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nata da alcune denunce dei lavoratori rispetto all'inquadramento occupazionale, al mancato pagamento delle prestazioni e a irregolarità contributive oltre al processo in corso presso il Tribunale di Napoli dove, dopo essere stato rinviato a giudizio, il rappresentante del Consorzio è imputato per i reati ex art.590 del cpp (Lesioni personali colpose) e inosservanza della 626/94 (inadempienza alle norme di sicurezza e infortuni sul luogo di lavoro), processo inerente l'incidente sul lavoro occorso a Valentina Candela. La seconda udienza di questo processo si terrà proprio nei prossimi giorni (26 giugno).
Tutto questo è accaduto a Napoli. Il Comune di Santa Maria Capua Vetere, città che ospita la sede del Consorzio, continuerà a concludere affari con la famiglia Capitelli?

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