Matrimoni alla Reggia: il popolo del web si divide

Molti cittadini casertani inaspettatamente appoggiano la nuova policy considerando i matrimoni alla Reggia come un'occasione efficace per far cassa e reinvestire in manutenzione.

Caserta - Ormai destinato ad essere l’evento più chiacchierato di Caserta (e non solo) in  questo inizio 2018, il matrimonio celebratosi  alla Reggia lo scorso 5 gennaio continua a destare polemiche, accumulando sempre nuove schiere di detrattori e sostenitori. Perché, se da un lato proseguono le bordate nei confronti del direttore del museo vanvitelliano Mauro Felicori (in merito ad una serie di presunti “escamotage” per ottenere i vari permessi ), dall’altro sembra concretizzarsi sempre più la possibilità che, quello svoltosi tra Angela Ammaturo (ad del brand “Frankie Morello”) e l’avvocato Francesco Rossi Guernera, sia solo il primo di una lunga serie di matrimoni che avranno come sfondo l’ex residenza borbonica. “Cene o pranzi di gala” è l’appellativo che preferisce utilizzare Felicori, poiché come da lui precisato “i matrimoni si celebrano in chiesa o in comune”. E mentre la foto dell’addobbatore a cavalcioni sul leone di marmo, intento a subissare di fiori la ringhiera della scalinata, sta facendo il giro del mondo (pizzicando addirittura l’attenzione del Telegraph in Inghilterra), l’opinione pubblica si divide tra chi sostiene l’iniziativa del direttore bolognese e chi, invece, proprio non ci sta.

Matrimoni sì o matrimoni no? A differenza di quanto ipotizzato in un primo momento, sono moltissimi i cittadini casertani che appoggiano la nuova policy. “Un’occasione efficace per far cassa e reinvestire in manutenzione, sopperendo agli impellenti interventi  che da tempo non possono essere effettuati” è la motivazione più gettonata. Ma a questa si affianca anche il desiderio di portare il nome della Reggia sempre più in alto, nella consapevolezza che, presto o tardi, sarebbero numerosissime le personalità di spicco a scegliere il museo casertano come location per i propri ricevimenti privati. Del resto, non si tratterebbe del primo sito Unesco ad accogliere questo tipo di eventi. Già da tempo,  la Reggia sabauda di Venaria così come la stessa Versailles, hanno allargato le proprie vedute imprenditoriali, aprendosi alla concessione di sale e spazi non museali (cioè non aperti al pubblico in orario di visite) per serate e banchetti.

Un modo nuovo di immergersi  totalmente in scenari d’altri tempi,  come sostenuto da tanti utenti facebook che, sulla pagina ufficiale di Felicori, ammettono con candido incanto di sognare quel matrimonio fiabesco e sfarzoso che, per forza di cose, resterà riservato solo a clienti danarosi. Ed è proprio in riferimento al tariffario scelto che si apre la prima controversia: 30mila euro sono tanti, ma neanche troppi. Soprattutto se rapportato alle cifre da capogiro che anni fa erano pronti a sborsare celebrità come Tom Cruise, Katie Holmes e Naomi Campbell. Quest’ultima, in particolare, avrebbe offerto nel lontano 2010 ben un milione di euro pur di convolare a nozze con il magnate russo Vladislav Doronin tra i sontuosi scenari della reggia vanvitelliana. Offerta che fu prontamente declinata per preservare l’integrità del sito Unesco.

Una somma, quella versata dai coniugi Guernera, che potrebbe essere alla portata di molti altri promessi sposi, e c’è chi presagisce la venuta di qualche famiglia di cattiva nomea, già in agguato con fasti kitsch e banchetti luculliani in salsa Casamonica. Molto più razionale resta invece, la posizione dello storico d’arte Tomaso Montanari, che al Telegraph spiega quanto tale politica rappresenti un passo indietro verso una società predemocratica, dove tutto è acquistabile, anche i beni universali mantenuti grazie alle tasse di cittadini appartenenti ad ogni ceto sociale. “Un concetto che – come evidenziato dallo storico -  viene egregiamente  illustrato dal filosofo americano Sandel  nel libro ‘Quello che i soldi non possono comprare’. Non è che si rovina la Reggia  materialmente – chiarisce Montanari - ma la sua funzione culturale sì: e bisognerebbe avere l’intelligenza di capirlo”.

Tra gli integralisti di entrambi i fronti, continua però a prender piede una corrente molto più moderata, pacificamente aperta al nuovo progetto a patto che vengano stilate le dovute regolamentazioni. Chiarire, in primis, quali sono i limiti alle modifiche apportabili ai vari ambienti, garantire una copertura assicurativa agli addetti allo scarico degli impianti, verificare la regolarità contributiva del personale dei catering, individuare se esistano spazi dedicati alla completa trasformazione del cibo o se risulti indispensabile sfruttare simultaneamente strutture esterne. Un’altra innovazione dell’era Felicori che potrebbe fruttare, nel tempo di uno schiocco di dita, un ragguardevole guadagno economico non solo alla Reggia, ma al turismo casertano in genere, purchè utilizzata con intelligenza e soprattutto, avvalendosi di maggior trasparenza. Perché se è vero che il matrimonio si è svolto senza alcun intoppo e senza arrecare danno alcuno, è al contempo vera anche la permanenza di alcune ombre sul rilascio dei vari permessi. Il primo, firmato dal Coordinatore Area Vigilanza Sicurezza e Salute Mario Tartaglione, nel quale l’evento veniva identificato come “Cena di Gala” ad opera della Urban Production (agenzia milanese leader in global luxury events che ha organizzato il matrimonio) a cui avrebbero preso parte molte personalità note del mondo dello spettacolo. Il secondo, quello che ha scatenato maggiori polemiche, relativo all’autorizzazione all’accesso in piazza Carlo III da viale Douhet, per consentire la sosta temporanea delle auto atta allo scarico degli ospiti. La richiesta, inviata al Comune di Caserta ed al Comando di Polizia Municipale dal direttore della Film Commission Regione Campania Maurizio Gemma, recava nell’oggetto la dicitura “Richiesta autorizzazione per Evento Moda”. Un permesso dunque, estorto con un mezzo inganno che ha fatto infuriare non solo il Comandante della Polizia Luigi De Simone, ma l’intera amministrazione di Palazzo Castropignano, la quale non esclude l’eventualità che l’intera documentazione relativa all’evento del 5 gennaio possa essere inviata all’Autorità Giudiziaria competente, in virtù del danno d’immagine arrecato alla città. Repentina la risposta Gemma:  “La Urban Production è stata l’unica a curare i rapporti con la Reggia di Caserta, mentre la Film Commission Regione Campania non è in alcun modo intervenuta nell’organizzazione dell’evento.” Anzi, il direttore ha riferito di essere anch’egli vittima del raggiro: "Fin da subito questa iniziativa ci è stata presentata come un evento collegato alla moda ed in particolare al brand Frankie Morello e ci è stato sottolineato nelle diverse comunicazioni che sarebbero intervenuti numerosi e prestigiosi esponenti del mondo della moda, dello spettacolo, dell'imprenditoria e dello sport da ogni parte del mondo”. Insomma, una matassa difficile da dipanare ma che servirà certamente da monito per quelle che, presumibilmente, saranno le tante future “nozze da re” alla corte dei Borboni.

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