Casal di Principe. All'It Carli il ricordo delle vittime innocenti di mafia

La professoressa Corso: "Quest'anno non si è voluto ricordare una vittima in particolare, ma tutti quegli uomini e quelle donne che hanno perso la vita a causa delle malattie provocate dalle sostanze tossiche illecitamente sversate nel nostro territorio"
Mattinata intensa e diversa dal solito all'istituto tecnico "Guido Carli" di Casal di Principe, all'insegna della legalità, dell'impegno e del ricordo delle vittime innocenti di mafia, in preparazione della giornata nazionale in programma il prossimo 21 marzo. «Quest'anno non si è voluto ricordare una vittima in particolare della camorra, ma tutti quegli uomini e quelle donne, in particolare ragazzi, che hanno perso la vita a causa delle malattie provocate dalle sostanze tossiche illecitamente sversate nel nostro territorio», afferma la docente Maria Luisa Corso, referente per la legalità. Grazie all'interessante  intervento di Alessandra Tommasino (comitato Don Peppe Diana) gli studenti presenti in sala hanno preso coscienza delle responsabilità che ognuno di noi é chiamato ad avere per arrivare finalmente all'interruzione dei traffici e al risanamento di un territorio devastato dal malaffare tra imprenditori disonesti e criminalità organizzata: «Ognuno può contribuire per evitare di incrementare il gravoso problema, senza stare ad aspettare che lo facciano gli altri per noi».  Esortazione arrivata anche da Salvatore Setola che, dopo aver illustrato i risultati e i prodotti del progetto "Il museo della resistenza civile", da pari a pari, ha invitato i ragazzi alla partecipazione attiva sul territorio attraverso il racconto della propria esperienza.  Soddisfatta la dirigente Concetta Cosentino per la partecipazione dei ragazzi. Giusi, una studentessa  della classe V-D, ha letto una commovente lettera dei nipoti di Marcello Torre al nonno, mai conosciuto perché vittima di camorra: i ragazzi aspirano alla normalità perché - come una studentessa del "Carli" urlò qualche anno fa durante una manifestazione pubblica "Casalesi è il nome di un popolo, non di un clan".La fiaccola  è stata accesa simbolicamente da Giusi a nome di tutti quei familiari che nell'anonimato piangono i propri morti per malattie causate dal disastro ambientale del territorio.Ultimo momento, l'affissione del pannello realizzato durante il percorso progettuale del Museo della resistenza civile.

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