Discarica di Maruzzella, si va verso la proroga

L'obiettivo è il recupero delle volumetrie senza nessun ampliamento dell'impianto

San Tammaro - Schiarite in vista per l'impianto di Maruzzella, la discarica di San Tammaro chiusa ad inizio mese dopo aver raggiunto la capienza massima di rifiuti. Dopo la riunione presso la commissione Ambiente dalla Regione Campania, presieduta da Gennaro Oliviero, a cui hanno partecipato il sindaco di San Tammaro, la Provincia e la Gisec, si sono fatti dei passi avanti per trovare soluzioni più stabili al problema. Al momento, infatti, si è scongiurata l'emergenza rifiuti grazie ad un bando di gara approntato dalla Gisec, società provinciale che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti, per portare i rifiuti fuori regione. In questo modo, però, si potrà tamponare l'emergenza per qualche mese. Ecco perché è fondamentale trovare soluzioni più strutturate. Una delle principali proposte è quella di recuperare volumetrie all'interno di Maruzzella 3 dove è stata stoccata solo la frazione umida dei rifiuti, trattata all'interno dell'impianto Stir di Santa Maria Capua Vetere.
Questa soluzione non preve ampliamenti, ma solo un recupero di quegli spazi che si sono creati dopo la naturale degradazione dei rifiuti che permetterebbe di attivare la discarica per almeno un anno. In ogni caso non c'è la possibilità di «aprire altre discariche» come sottolinea il sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino che aggiunge: «Il nostro territorio ha già dato in questi termini». Ci sono però allo studio altri progetti che permetterebbero di prolungare le attività in discarica, dando così respiro a tutta la gestione rifiuti del casertano. La soluzione su cui si sta ragionando concretamente è quella di recuperare Maruzzella 1 e 2: invasi chiusi da circa 20 anni e dove ci sono rifiuti inerti e non differenziati. In questo caso si dovrebbe attuare una sorta di ricomposizione ambientale, con la spazzatura che dovrebbe essere trattata nello Stir e selezionata, per poi far ritornare in discarica a San Tammaro solo la frazione umida, liberando volumi di spazio che garantirebbero circa 10 anni di attività all'interno dell'impianto. «Questa soluzione porterebbe finalmente ad una bonifica del territorio» dice il sindaco di San Tammaro. Intanto la Gisec, rappresentata dal Cda formato da Raffaele Picaro, Graziella Nuzzolo e Donato Madaro, ha già messo in campo tecnologie per ridurre del 50% la frazione umida dei rifiuti da portare in discarica. In questo senso si potrebbero trovare ancora altre soluzioni ma servono investimenti, ecco perché proprio la Gisec ha chiesto alla Provincia lo sblocco dei 20 milioni di euro che sono stati concessi dal Ministero dell'Ambiente per la costruzione di un polo tecnologico tra Santa Maria Capua Vetere e San Tammaro. 

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