"Imponente bellezza avvolta da una città elegante": lo storico Giovanni Brizzi in visita a Santa Maria Capua Vetere

Dopo l'incontro con gli studenti della Sun, il professore ordinario di Storia romana presso l'Università di Bologna: "La città ha perso nel tempo la propria centralità che ritengo possa essere recuperata agevolmente"

Santa Maria Capua Vetere - Un tempo era la periferia di Capua, oggi rappresenta il cuore pulsante della città di Santa Maria Capua Vetere. A distanza di quasi duemila anni dalla sua realizzazione - fine del I secolo, inizio del II secolo d.C. - l’Anfiteatro Campano rappresenta il centro nevralgico della storia archeologica dell’antica Capua. Secondo per dimensioni solo al Colosseo, al quale probabilmente servì come modello essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano, quello capuano ha rappresentato la sede della prima e rinomatissima scuola di gladiatori. «La città di Capua è stata una delle città più importanti, tra le prime dieci, di tutto l’impero romano. La gloriosa tradizione, della città e dello stesso Anfiteatro, non è però legata esclusivamente alla storia di Spartaco»: sono le parole di Giovanni Brizzi, storico italiano e professore ordinario di Storia romana presso l’Università di Bologna, che ieri mattina ha incontrato gli studenti della Sun per poi dilettarsi, nel pomeriggio, in un tour tra le bellezze archeologiche della città di Santa Maria Capua Vetere.

«Il valore artistico dell’Anfiteatro Campano è sotto gli occhi di tutti - ha sottolineato il professor Brizzi - che gode di una collocazione estremamente preziosa. Se duemila anni fa era ubicato nella «periferia», come accadeva anche in altre città, adesso è avvolto da una città ricca di angoli spettacolari con una sua eleganza assoluta. Una città che oggi gode di un patrimonio archeologico di indiscusso valore ma anche una città che, nel corso degli anni, forse ha perso un po’ della propria centralità storica che, però, credo possa essere recuperata abbastanza agevolmente».

Le strade da percorrere possono essere tante: dall’organizzazione di eventi all’interno dei principali siti alla creazione di una «filiera» archeologica che consenta all’Anfiteatro Campano di interpretare un ruolo da protagonista nel panorama regionale del patrimonio storico. «Recuperare il sito e restituirlo, come già sta accadendo, all’organizzazione di spettacoli credo che sia una cosa assolutamente opportuna. Naturalmente - ha precisato Brizzi - nel massimo rispetto del monumento che deve essere garantito nella maniera più assoluta. Per intenderci non auspicherei mai un concerto rock tra le antiche pietre dell’Anfiteatro Campano. Contestualmente andrebbe riambientato all’interno del mondo di cui fa parte: la realizzazione di un itinerario archeologico, comprensivo del Mitreo e tutti gli altri punti strategici a livello regionale, che possano restituire un ruolo di centralità all’Anfiteatro».

I «colpi» che l’arena di Spartaco ha subito negli anni sono stati tanti: dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, l’anfiteatro fu distrutto dai Vandalico di Genserico e, durante la guerra di successione del Ducato di Benevento dell’841, dai Saraceni. «La storia e la tradizione vanno oltre - ha commentato Brizzi - l’Anfiteatro Campano oggi è ancora lì in tutta la sua imponente bellezza». Da questi messaggi, intrisi di ottimismo, è necessario ripartire per creare i presupposti della valorizzazione di un sito archeologico che attende solo di diventare l’autentico volano per lo sviluppo ed il turismo di un territorio che ha la fortuna di ospitarlo.

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