Casal di Principe. Uniti nel nome di Don Diana, così continua la rinascita

Da Don Ciotti a Rosy Bindi, passando per il procuratore Franco Roberti, tutti hanno voluto ricordare il prelato [GUARDA LA GALLERY]

Casal di Principe - Una giornata di festa, in cui non è mancata qualche polemica, ma svolta nel ricordo di don Giuseppe Diana il parroco ucciso nel 1994 per mano della camorra, proprio nel giorno del suo onomastico. Ancora una volta Casal di Principe, grazie al lavoro delle associazioni, di tanto volontari e del comitato don Peppe Diana si è trasformata ed attraverso il ricordo del prelato ha voluto ribadire tutta la sua volontà di sfuggire in maniera definitiva dalla morsa della camorra.

“Don Peppe un esempio”– Non sono mancati gli attestati di stima verso don Peppe Diana, uno dei primi a lanciare il messaggio di lotta alla camorra. Don Ciotti, presidente di Libera ha detto: “A don Peppe dobbiamo tanto, perché è stato capace di far guardare i suoi fedeli verso il cielo senza però mai allontanarsi dai problemi terreni. Sull'esempio di don Peppe e sulla strada da lui aperta e tracciata con la sua morte sono oggi necessarie tre cose: in primis, la verità per i familiari delle vittime di camorra, che ancora oggi in grande maggioranza, non sanno cosa è davvero successo ai loro cari, quindi la trasparenza perché, come dice la Corte dei Conti, camorra e corruzione avanzano insieme e sono due facce della stessa medaglia; ultima necessità è una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, della politica ma anche dei cittadini". (GUARDA LA FOTOGALLERY)

“Debitori di don Peppe”– Nonostante lo scontro con Luigi Maio, il presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi intervenuta a Casal di Principe, ha voluto ricordare la figura del prelato: “Siamo tutti debitori verso don Peppe Diana per la strada che ci ha indicato e perché ha dato la vita per tutti noi. Le mafie non sono ancora sconfitte, la battaglia è ancora lunga, per questo è giusto che oggi si diano appuntamento a Casal di Principe le istituzioni ma anche tanti giovani".

“Don Peppe simbolo italiano”– Un intervento commosso quello della sorella del sacerdote, Marisa Diana, ha parlato "di grande sofferenza per la morte di mio fratello ma anche di grandissimo orgoglio perché Peppe non è più solo un simbolo di Casal di Principe ma di tutta l'Italia". Il sindaco Renato Natale, 22 anni fa, era primo cittadino di Casale alla sua prima avventura amministrativa, che durò solo pochi mesi perché la camorra non lo voleva; il giorno dell'omicidio si inginocchiò davanti al cadavere di don Peppe e imprecò. "Oggi però - dice Natale, simbolo anticamorra, davanti alla tomba di don Peppe - non impreco più, ma prego e spero di continuarlo a fare perché questa città possa essere protagonista di un autentico cambiamento sull'insegnamento di Don Diana".

“Ora serve un rilancio economico”- "Qui a Casal di Principe è in gioco la credibilità dello Stato in tutte le sue articolazioni. Questo territorio non è stato ancora riscattato del tutto". Così il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti alla cerimonia di commemorazione della morte di don Peppe Diana, sacerdote ucciso a Casal di Principe dalla camorra 22 anni fa. "Negli ultimi 20 anni - ha proseguito Roberti - la magistratura e le forze dell'ordine hanno fatto il loro dovere, ora però è necessario ricostruire il territorio attraverso un rilancio economico, mediante la costruzione di infrastrutture. Lo Stato non abbandoni Casale altrimenti i clan ritorneranno. Anche ai giovani dico di lanciare un segnale forte ma anche di osservare i propri doveri e le regole".

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