
Caserta -
(di Giuseppe Imperatore) Capisco lo stato di frustrazione di noi cittadini di Caserta, capisco l’avvilimento, capisco la mortificazione di essere in una città che invece assomiglia sempre più ad un paese del terzo mondo, capisco tutto, ma vi prego 'Non bruciate i rifiuti'! Da un momento all’altro potrà scoppiare un epidemia, siamo ormai sommersi dai rifiuti, ma non potete immaginare i danni irreparabili che arrechiamo alla nostra salute e soprattutto dei nostri figli bruciando i rifiuti; l’esasperazione deve portare non alla produzione di diossina pura con l’insopportabile ed irrespirabile odore acre con cui ci siamo svegliati lunedi 16 gennaio per gli innumerevoli roghi appiccati in più punti della città. Addirittura l’incendio dei rifiuti ha liquefatto l’armadio della Telecom e tuttora gli abitanti del Rione Acquaviva si trovano completamente isolati senza telefono e senza Adsl, per cui doppiamente penalizzati, anche qui a proprie spese, non potendo comunque usufruire di un servizio diventato ormai indispensabile per non essere fuori dal mondo.
E’ giusto protestare, ma bruciare i rifiuti sicuramente non è il modo migliore per ottenere il risultato che il Sindaco, primo e unico responsabile della salute pubblica, deve garantire ai propri cittadini. Dove sono stati bruciati i rifiuti, e dove per giorni e giorni i rifiuti non sono stari raccolti, è indispensabile effettuare comunque degli interventi di lavaggio e disinfezione. La città di Caserta purtroppo è già fortemente degradata ed ormai irrimediabilmente contaminata dalla presenza della discarica dello Uttaro, dall’ex stabilimento della Union Carbon (UCAR), dalla Saint Gobain, dalle cave, del cementificio Moccia, ma sopratutto tali aree non sono mai bonificata.
L’influenza della contaminazione è al punto tale che nell’area che si sviluppa fra i Comuni di Maddaloni, San Felice a Cancello, Santa Maria Capua Vetere e la stessa città di Caserta, è stato purtroppo accertato dal Ministero della Sanità, dalla Facoltà di Medicina della Università di Napoli, e dall’Ospedale Pascale di Napoli, la più alta percentuale di tumori nella popolazione in particolare alla tiroide, e la più alta incidenza di malformazioni nei neonati. In conclusione vi lascio un'amara riflessione: con un dissesto finanziario, con dipendenti da mesi non pagati, con il blocco della raccolta dei rifiuti era proprio necessario lo sfarzo dell’illuminazione natalizia con l’enorme albero in Piazza Dante?

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