Umanizzazione del malato di mente: il Cavallo azzurro invade le vie del centro

Corteo tra le strade di Caserta organizzato dalla Nco a sostegno dei Cogestori di Budget di salute: "Il malato è prima di tutto una persona e come tale deve essere considerato e curato..”

Caserta - (di Giovanni Russo) Dallo spazio antistante la Reggia, nella mattinata di ieri, è partito il corteo di protesta “DENTRO IL CAVALLO… FUORI GLI ASINI” organizzato dalla NCO (Nuova Cucina Organizzata) con a capo il suo responsabile Peppe Pagano, a sostegno dei Cogestori di Budget di salute. A guidare il corteo che ha percorso le vie casertane  è stato Marco Cavallo, il grande cavallo azzurro di legno e cartapesta che con Franco Basaglia è il simbolo dell’abbattimento dei manicomi lager, e dell’umanizzazione del malato di mente che,come sosteneva il grande professore:” entra qui come persona per diventare una cosa, il malato è prima di tutto una persona e come tale deve essere considerato e curato..” Così come  Marco Cavallo  fece in quella limpida domenica di marzo del 1973 quando per le strade di Trieste guidò un corteo di pazienti,operatori,artisti e cittadini urlando il diritto alla vita dei malati mentali e la loro liberazione dalle spesse mura del manicomio, così oggi il celebre quadrupede azzurro è arrivato fino a Caserta. Il suo compito ora è denunciare i troppi impedimenti economici e burocratici, e le ingerenze di stampo criminale che nella nostra provincia stanno vanificando gli sforzi fin qui compiuti dai volontari e dagli operatori pubblici e privati nella realizzazione dei Progetti terapeutici Individuali.

 

Anche qui il corteo è colorato come allora; pazienti, operatori,giovani di tante associazioni e semplici cittadini hanno animato la strada, accompagnati da musiche festose quanto fragorose che hanno richiamato l’attenzione di tutti i passanti. Il corteo ha percorso  Viale Trieste fino ad arrivare alla sede della Provincia portando il malcontento di centinaia di Cogestori del Budget di salute che nel loro comunicato stampa avevano così denunciato:” Si assiste all’inerzia istituzionale, al depauperamento ed allo snaturamento del PTRI/BDS. Attendiamo da mesi che il Consiglio Regionale discuta una legge che è stata presentata pubblicamente ma ancora attende il suo iter….”,  ed inoltre denunciano :” … come a fronte di ciò, la criminalità organizzata fa sentire di nuovo le sue minacce, con intimidazioni ed atti vandalici sui beni confiscati” .

 

I PTRI (Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali) sostenuti da BdS  (budget di Salute) sono percorsi integrati cogestiti da settore pubblico (Asl, Comuni))  e da soggetti del settore privato. I PTRI sono rivolti ad utenti con disabilità sociali conseguenti a  malattie psico -organiche o marginalità sociale. Nel casertano un ruolo assai importante è svolto da cooperative sociali che nei beni sottratti alla criminalità danno vita a centri di sostegno e riabilitazione per coloro che altrimenti sarebbero alienati dalla società, la validità di queste iniziative è stata tale da essere esportata in Europa.

 

Il presidente della provincia Zinzi, sceso tra la folla, a richiesta dei manifestanti sull’assunzione di una reale impegno per la soluzione della problematica, ha dichiarato che si attiverà per dar vita ad un tavolo di concertazione tra Asl e rappresentanti del nucleo di protesta. Il presidente, certamente poco informato, adduce come possibili ragioni della chiusura dei centri di riabilitazione creati dai beni confiscati, la mancanza di fondi e l’impossibilità della provincia di agire attivamente su stanziamenti che dovrebbero venire dalla Regione . Tuttavia le relazione economiche  sostengono il contrario. Il connubio tra attività di spossesso e di assegnazione dei beni appartenenti alla criminalità e il riutilizzo fatto dalle cooperative sociali tramite i BdS , determina una riduzione dei costi per il sistema sanitario ed una rimessione nella società di persone che in strutture costrittive erano ormai relegate all’oblio.

 

Una serie di avvenimenti però, sembrerebbe  confermare un trend negativo per i Progetti realizzati su territori espropriati. Già un anno fa dopo una manifestazione a Sessa a sostegno di Alberto Varone, vittima della camorra in cui la città dopo anni aveva gridato sotto casa del boss locale il “no” alla camorra, dopo tre giorni l’Ufficio Sociosanitario del distretto 14 dell’Asl di Caserta interruppe i PTRI nel bene confiscato ad Antonio Moccia e dedicato appunto a Roberto Varone. Il tutto senza che vi fosse stato un controllo nei due anni precedenti e senza alcuna verifica se gli obiettivi prefissati in precedenza fossero stati raggiunti.

 

In quel caso si trattò di un palese errore burocratico, che non vorremmo si ripetesse in alcuni territori dell’agro-aversano, dove in questi mesi, su beni confiscati al clan Schiavone, oggetto di devastazione e minacce per le comunità sociali improntate al recupero della dignità umana attraverso anche il lavoro dei campi, hanno fatto seguito decisioni dell’Asl circa la chiusura dei progetti.

 

Intanto, il corteo è arrivato all’ultima meta: la sede dell’Asl di Caserta al fine di incontrare personalità istituzionali che possano confrontarsi su questo grave problema. La risposta dagli uffici dell’Asl è stata di un assordante silenzio che faceva da contraltare al festoso chiasso ed alla richieste civili degli astanti per un confronto democratico. Partendo sempre dalla fiducia nella legalità delle istituzioni,ed imputando il depauperamento di un capitale umano ed economico così vasto nella nostra provincia solo per una” non conoscenza” seppur arcinota degli ottimi risultati ottenuti dai Cogestori del Budget di Salute, quest’ultimi chiedono una collaborazione istituzionale e soprattutto chiarezza. E’ inconcepibile che a 33 anni dalla legge 180 la “legge Basaglia” si voglia negare a centinaia di malati la loro libertà, la loro dignità e soprattutto i loro diritti, diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione nonché dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

 

Che senso avrebbe impedire ai meno fortunati di ricercare una vita “normale”?  O meglio a chi gioverebbe in questo contesto territoriale? Ricordiamo infine, che la manifestazione è stata indetta proprio oggi, 19 luglio, per ricordare Paolo Borsellino, trucidato in questo giorno di 19 anni fa, e le parole che ne caratterizzarono la vita: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Chi non ha paura di cercare la verità e difendere i diritti dei più deboli non può avere paura di nulla.                   

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